28/10/08

A key to the underworld

Ci sono quelle cose bellissime e di cui difficilmente potresti fare a meno, ma che sai che sono sempre a disposizione e quindi finisci per darle per scontate. O peggio, per dimenticarle per periodi di tempo più o meno lunghi. E, capirete, non c'è niente di più sbagliato, perché quelli sono i pezzi dell'anima che è rimasta a coprirti il viso.
No, non è un altro post strappalacrime e straziante su amori sbagliati in partenza. Qui, stasera, si parla di musica. Di quella che sperimenta senza dimenticarsi di essere, appunto, musica. Di quella che ti sbatte in faccia e ti lascia tramortito per un interminabile minuto di silenzio.

Gli Zu non hanno bisogno di presentazioni. Se non li conoscete, accorrete al primo loro concerto nell'arco di 200 kilometri, non ve ne pentirete. Io li ho conosciuti nel 2003, durante la sesta edizione del Six Day Sonic Madness, quando ero ancora un semplice spettatore ignaro di quello che sarebbe stato un paio d'anni dopo. La loro esibizione la ricordo ancora bene, tanto mi colpì. L'anno scorso ho avuto l'onore di organizzare un loro concerto nel castello di Apice Vecchia, in occasione dello Stone Free. Un'esperienza mistica, anche semplicemente il poterci avere a che fare direttamente. Sono una delle realtà italiane maggiormente esportate all'estero, e di cui essere più orgogliosi.

Stamattina mi sono imbattuto nel video di una loro esibizione al Donaufestival, ho ricordato che con lo stesso pezzo, Mar glaciale artico, chiusero in maniera memorabile l'eccezionale performance dello scorso anno ad Apice. Per gli intenditori, di seguito il video di cui sopra e la versione studio del brano, nonché un video di un recente concerto (in collaborazione con Mike Patton) al Circolo degli Artisti di Roma, in cui a presentarli c'era nientedimeno che Danny De Vito (e non chiedetemi come fosse finito là).

Zu - Mar glaciale artico (live)


Zu & Mike Patton - Muro torto (live)


Zu - Mar glaciale artico (mp3)
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