01/12/08

beneventanaMEInera



Complice il premio vinto dai ragazzi del Morgana (a cui faccio i miei complimenti), quest'anno da parte di un po' di gente di Benevento che più o meno conosco è stato mostrato un interesse nei confronti del Meeting delle Etichette Indipendenti che prima non avevo mai visto. C'è chi ha poi deciso di andare a Faenza e chi no, ma questo non conta più di tanto. Mi è venuta in mente una cosa, che scritta su questo blog risulterà particolarmente brutta, tanto che qualcuno la riterrà offensiva, ma qui non si vuole offendere nessuno, solo fare una constatazione dal momento che questo fino a prova contraria non è un blog celebrativo. Quello che ho pensato, lo dico, è: a Benevento si arriva sempre dieci anni in ritardo. Il che, arrogante e presuntuoso quanto vi pare, giusto o sbagliato che sia, nella fattispecie, senza allargare il discorso, è vero. Chiariamoci, andare al MEI è sempre piacevole, si rivedono vecchi amici, si fanno quattro chiacchiere, si sparla di questo e di quell'altro, ma lo spirito di una roba che si chiama Meeting delle Etichette Indipendenti non dovrebbe essere questo, o quantomeno non solo. Perché, come ha detto oggi Giacomo Fiorenza, uno che la musica indipendente la conosce benissimo, "il prossimo anno allora potremmo fissare un ritrovo per etichette indipendenti in un agriturismo... sicuramente meglio di questa buffonata che va avanti da anni!".

Il MEI nel 1997 (e magari anche per qualche anno a seguire) aveva un qualche valore, non chissà cosa ma uno spiraglio c'era, ormai ha perso anche quello. Ieri, sentendo Emiliano Colasanti, un giornalista musicale che era presente, gli ho chiesto: "Oh, ma alla fine com'è?" e la risposta è stata quella che temevo: "Come tutti gli anni. Con la stessa gente di tutti gli anni". Detta così, per chi non c'è mai stato, si capisce poco. Ma la sua risposta sintetizza alla perfezione l'articolo che ha poi scritto oggi su Stereogram. Se avete cinque minuti leggetelo, è un bello spaccato del MEI e anche della scena indipendente italiana.
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6 commenti:

piergiorgio ha detto...

leggendo questo post mi è venuta in mente una immagine: operai che lavorano, si smazzano, senza protezioni, per quattro soldi e un paio di pensionati con le mani dietro la schiena che dispensano consigli e lamentano inefficienze organizzative intorno.

:)

mai dire mei!!

kontrasto ha detto...

mmh, non è proprio così.
nel senso che intanto non sono più quattro soldi, come poteva essere all'inizio, anzi è sopratutto la circolazione di soldi e contributi che spinge a continuare a farlo. in seconda battuta non sono un paio di pensionati, anzi, si tratta della maggior parte degli addetti ai lavori e, sopratutto, cosa fondamentale, della maggior parte delle etichette indipendenti, che ormai si rifiutano di partecipare.

poi è chiaro, se leggi l'articolo su repubblica la realtà che ne viene fuori è tutt'altra, ma sai meglio di me quale può essere il valore ormai di un articolo di repubblica. bisognerebbe andarci, per rendersi conto della situazione..

italiano ha detto...

Hai ragione. Il M.E.I. non serve a niente da un sacco di tempo, ma e' chiaro che chi non c'e' mai andato venga preso dalla curiosita'... La storia del ritardo e' un problema reale, che pero' non riguarda solo Benevento. Da irpino trapiantato al nord devo dire che dalle mie parti (in irpinia) e' la stessa cosa... E' un problema solo in parte delle persone... Il guaio e' cge le cose arrivano proprio piu' tardi, quindi anche la gente arriva piu' tardi alle cose... A meno che non abbia proprio l'attitudine e la curiosita' verso la ricerca di tutto cio' che c'e' all'esterno del mondo di provincia in cui vivono... Il che poi potrebbe essere legato al fatto che molti ancora non conoscono o non sanno usare nella maniera giusta internet... Ma se ci mettiamo ad affrontare anche questo discorso usciamo fuori traccia... ;-)
Anche io e te ci saremmo potuti trovare nella stessa situazione, siamo stati soltanto un pò piu' curiosi a tempo debito...

Bello l'articolo che hai lincato comunque. Inquadra benissimo la situazione del M.E.I...

italiano ha detto...

Ah... Io sono stato preso anche quest'anno dalla curiosita', e ci sono andato... spero sempre di trovarlo meglio, ma mi delude ogni anno... E poi giuro di non ricascarci, ma...

Come dici tu e' sempre piacevole... Ma non dovrebbe essere solo quello...
E GRANDE GIACOMO FIORENZA!!! lol

andrej ha detto...

Ho letto gli articoli e ho chiacchierato con un amico di ritorno da Faenza, voglio dire mi sono documentato..



Mi sono fatto l'opinione che il problema sia strutturale, nel senso di ridefinizione dei rapporti tra scena musicale e industria culturale, tra musica mainstream e musica indipendente..

In ballo (ahah..è proprio il caso di dirlo) ci sono la mutazione dei pubblici, dei luoghi, ma soprattutto delle modalità di fruizione.



Volendoci soffermare su quest'ultimo aspetto, sono sotto gli occhi di tutti le possibilità ben più grandi di ieri che oggi vengono offerte, soprattutto grazie ad internet, alle band che vogliono farsi conoscere, portando avanti un discorso musicale di genere e di nicchia, spesso antagonista agli stilemi e alle caratteristiche strutturali della musica mainstream.

Ma l'altra faccia della medaglia è che in questo periodo di crescenti creatività diffusa, contenuti user-generated e informazione peer to peer, anche i pubblici vengono modificati: sono frammentati, si trovano a gestire troppa informazione, sono meno attenti, tendono ad omologare..



C'è poi il discorso dell' espasperata idridazione (molto postmoderna) dei generi..che quando non porta, nei rari casi, una vera sperimentazione, crea spesso solo confusione e aleatorietà..



Poi ci sono gli eventi, spesso eccessivamente effimeri..per cui due giorni dopo già ti sei scordato tutto: performance, momento di condivione collettiva, emozioni, perchè manca quell'"aura", quella ritualità..



Detto questo, mi sembra che Kontrasto, oltre che che aver peccato per il terribile giochetto di parole del titolo : P, pecchi certo di un pò di presunzione: parla come una persona di navigate esperienze..ma leggevo che ha solo 23 anni o sbaglio!? 



Per quanto riguarda il premio al Morgana, pur essendo contento per un riconoscimento al buon lavoro svolto, devo dire che non apprezzo più di tanto lo streaming dei concerti..il live è live! fatto di vibrazioni, odori, luci, contatto fisico, estemporaneità..in due parole: hic et nunc.

Io, personalmente, ho già qualche difficoltà a stare con gli occhi incollati su una band (a meno che la parte performativa non sia così preponderante..) figuriamoci a tenerli su una piccola finestrella del computer, quando il senso prevalente è l'udito.



Perdonate la lunghezza e a bientot..


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kontrasto ha detto...

Quella di apparire (essere, forse) presuntuoso è una vecchia bestia che non so scrollarmi di dosso. Detto questo, e glissando su 23 anni di storia personale, che rischierei di sembrare autocelebrativo ed ancor più presuntuoso, sul MEI nello specifico un'idea me la sono fatta. Come spettatore ci sono andato per tre anni, una volta a dare un'occhiata perché mi trovavo da quelle parti, altre due, al contrario, non perché "tanto che cazzo faccio il sabato sera", ma ci sono andato di proposito e con l'idea di vedere, conoscere, capire.. Alla fine già se tutti facessero questo sarebbe un buon passo avanti.
Del resto della mia esperienza da 23enne, come ho detto, è inutile stare a parlare, ché non interessa a nessuno, ma anche quella mi ha portato a potermi fare un'idea (piccola e personale) sulla situazione della musica indipendente e non in Italia.. :)

Il titolo, sì, è orribile. Sarà la stanchezza.. :\