23/11/08

(Dedicato a Isa: la mia versione del menu…!)

In principio era il purpo and other short stories

(minimal moralia pro vegetariani in erba)

Scena prima, interno giorno

Una classica cucina napulitana dei nostri giorni kitsch, quindi munita: di tv al plasma (nel senso, dati i costi, di “jett ‘o sang’” in caso inopinatamente si guasti) -sintonizzata senza pudore su uno dei 75 programmi condotti da Mariadefilippi, di peraltro incommentabili ammennicoli che all’autopsia risultano essere bomboniere generosamente inferte dal parentado fino alla settima generazione e naturalmente di una tavolona, apparecchiata ispirandosi ad una sobria ricostruzione di un qualche centro commerciale di Dubai (scala 1:100). La vostra (sprovveduta) protagonista, studentella fuorisede e fuoricorso, anni addietro ivi ritrovossi -per una pidocchiosa burla del destino- invitata a pppranzo dall’indiscusso ras mesciato del palazzo: lei, la camorrifera portiera, la signora ‘Ngiulina.

Dopo aver tentato un impossibile declino della proposta (“Pecccchhhèèè, ch’tieni, nun stai bbbon??”, domanda espressa dopo aver cooptato per le scale la sventurata, in uno dei suoi rarerrimi e palesi momenti di piena salute), si fa presente (ormai siamo sulla soglia dell’antro) l’eretica verità: “Ecco, non so se vi ricordate, quella volta del cappone, a Natale…io sarei…sono ancora vegetariana!”.

“E quale foss ‘ò prubbbblema!!Tengo ‘o purpo!’O purpo è vegetariano!...O no???????” (dove “o no” non sta per dubbio dell’ultim’ora ma per rafforzativo che non ammette repliche…)… Perplessamente mi figuro (e sì, sò io ella che studia) che prima di assestare la mazzatona letale alla bestiola, la signora ‘Ngiulina, nell’astuto proposito di circuirlo, abbia avviato una conversazione sulle varie pratiche dietetiche del genere ittico: dieta a punti? Weight Watchers? Dieta dissociata? E lì il purpo emise le sue ultime parole: “Io…mangio solo alghe…”… E trataaan: ei fu, siccome vegetariano…

Cosa fare a questo punto? Sovvertire un intero sistema filosofico fondato sull’etica del purpo o proporre, in nome di “Signora ‘Ngiulina, mi oppongo! Non accetto che perdiate ORE-E-ORE a cucinare per me, che diamine!”, un’igienica (…) pizza dal zuzzuso sotto casa? Santa Margherita ci mise una mano et sic vegetò gloria purpi…

(Perché anche i vegetariani -eventualmente provvisti di tentacoli- piangono).

Scena seconda, interno sera

Stavolta il luogo del delitto è un apparentemente innocuo locale in zona Mergellina (sì, Napule impera)… per motivi a me stessa ignoti decido di uscire con un mio amico, la sua ex fidanzata calabrese ed un terzo soggetto che non ricorderei neanche sotto ipnosi (lo chiameremo per praticità The Other). Ok. Qualche chiacchiera sportiva, “vid’o mar’ quant’è bello” etc etc, fino a che si giunge al momento delle ordinazioni: gli altri si orientano sostanziosamente su prosciutto e hamburger, io chiedo la solita, inerme focaccia mozzarella e pomodoro…ci siamo. Uno sguardo gelido e calabro mi fulmina: “Ah, mi ero dimenticata. Perché tu saresti vegetariana”.

Sarei?

”E che scarpe c’hai?”.

Ma boh, un paio semplici, beige…però di pelle. Ahia…

”E certo!! Voi moralisti dei quartieri alti!!!!!!!!!!Voi snob del ca..o!! “comincia ad agitarsi vistosamente la jihadista de noantri “Esistono le scarpe di pezza!! Il mio panino ti fa schifo però allo scarpino firmato non ci rinunci!!! Eh, non ci rinunci, non ci rinunci!!!!!!!! “.

Tento di dire che è dicembre, che il suo panino non lo conosco ma mi sembra simpatico, che se avessi un conto in banca nei quartieri alti, anzi no, che se avessi un conto snob nelle scarpe, cioè se proprio avessi un conto…ma questa di chi cacchio sta parlando?? Macchè. La Marianna delle espradillas, ormai paonazza, sta brandendo a mò di clava l’ombrellino cinese che decorava la pietanza della discordia…

Fu sedata con potenti dosi di nduja, per collassare successivamente fra i miasmi di un sabato sera…

(Perché anche i vegetariani, nel caso, deambulano).

Scena terza, esterno sera

Sperlonga, matrimonio di amici, cena sulla spiaggia, menu -che te lo dico a fare- spregiudicatamente a base di pesce… tartine con la polpa di granchio, linguine ai frutti di mare, risotto al nero di seppia…e il mio piatto lì, vuoto come quello che c’è sotto la parrucca di Paris Hilton. Ma i miei ospiti sono premurosi ed ecco precipitarsi con tuffo arpionato due camerieri dall’accento ciociaro, che subito ti fa presagire un non so che di familiare, attento, tenero…tipo “e mò finarmente se magna”. Mi guardano e mi dicono: “Signorina. Abbiamo saputo. Ci dispiace…”

Ma cos’è, quattro matrimoni e un funerale!?

“Cosa possiamo preparare per lei, una bella lattughina? Un ovetto sodo?”

Lattughina? Ovetto?! Ma che, davero? Ma che, le nozze co li fichi secchi?

E prendendo esempio da ciò che s’inventò Qualcuno a me antecedente -non sapendo però che farmene di moltiplicare i pesci- patteggiai almeno per una democratica tripla razione di pani, contorni e dessert.

(Perché, ma che vi pensate, anche i vegetariani magnano!)

Scene quarta ed ultima, interno sera

O anche: indovina che ti spadello a cena.

Una nuova conoscenza vegetariana (“Ma dai! Non ci posso credere!”) mi propone di fermarmi a mangiare da lei; ci sono anche il suo ragazzo e altri amici che però non avranno accesso ai fornelli…bene, mi avvio a tavola a cuor leggero (per tacere dello stomaco)… Si inizia con un’insalatona di riso, di cui mi servono una porzione abbondante; il vino è ottimo, la compagnia più che interessante e io getto appena uno sguardo distratto al piatto mentre comincio ad inforchettarne il contenuto…e però…però c’è della roba…roba rosa…scenografici filamenti di pompelmo? Tofu con la cipria? No, cribbio, è tonno! Abbozzo una reazione che suona come “Ma…c’è del tonno in Danimar…ehm, nell’insalata…?”

Silenzio. Stanno per svelarmi il turpe segreto.

“Ecco, sai, è perché il tonno è in scatola…scatole tonde…”.

“Ah”.

“Voglio dire, io lo mangio perché…”il tono è imbarazzatissimo “…cioè non sembra qualcosa di morto…”.

L’equazione è spiazzante e pericolosa. D’ora in poi potrebbero ammannirmi qualunque cosa: toast con lo speck, filetti di sgombro, pollo a listarelle, finanche l’obbrobbrio supremo, la simmenthal! Con la mucca sulla scatola tonda! Ma mentre foschi scenari devastano la mia immaginazione, un profumo salvifico giunge alle nari. Pasta con le mulignane. Ergo, a scanso di equivoci, pasta, mulignane, pomodoro, mozzarella, basilico. Al forno.

Così si salvarono capra e cavoli (in specie la prima) e si diede inizio ad una grande e solida amicizia…

(Perché anche i vegetariani, talvolta, bluffano).

PS PP (post scriptum post prandiale): parafrasando per l’ennesima Gaber…”non temo il vegan in sè, temo il vegan in me!”. Dedicato a quelli che, beati loro, credono che “integrale” (alimentare) e “integrità” (morale) si equivalgano.

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1 commento:

isabella ha detto...

ehehehe! che bello!
io già lessi, risi di gusto -mo ce vò-e deambulai..le ricette immorali hanno aperto un baratro!
grazie dell'omaggio, ti bacio e torno ai fornelli.