19/05/10

lo cunto di de cunto

BENEVENTANAMATTANZA

“Un racconto avvincente. Sembra che scrittori come Poe o Hugo rivivano nella penna di De Cunto”
Elio Vito

“La prima volta che ho letto De Cunto sono rimasto estasiato. Unico!”
Johann Wolfgang von Goethe

“La bellezza di Beneventanamattanza ci avvicina a Dio”
Mons. Pasquale Maria Mainolfi

“Se non lo vattete voi lo vatto io”
Oscar Luigi Scalfaro

“Il papa è gay!”
Gabriele Paolini


Ogni riferimento a persone realmente esistenti o omicidi che realmente accadranno è puramente casuale.

Oggi ho pronunciato l’ultima sentenza della mia vita. L’ultima decisione dopo un’onorata carriera di giudice.
La parabola che inizialmente mi vedeva un ragazzo un po’ idealista, con grandi aspirazioni, desideroso di contribuire con il suo senso di equità allo sviluppo della società; che è arrivata al suo apice quando con sofferte e inaspettate risoluzioni ho ribaltato casi che parevano destinati a risolversi altrimenti, quando ho attribuito la vittoria a contendenti che sembravano sconfitti in partenza dai pregiudizi del collegio giudicante; quella parabola, dicevo, è salita e ridiscesa per giungere al suo epilogo: la pensione.
Ed oggi, come spesso mi è successo, il mio parere sarebbe stato determinate, visto il disaccordo tra gli altri due giudici della terna.
Non mi sono sottratto, dunque, alla mia responsabilità.
- No, Chameleon shooter, per me non avete l’“X-factor”! Che entri Gerry D’Angelo.
E’ difficile prendere decisioni impopolari, sostenere gli sguardi carichi d’odio degli esclusi dal talent-show.
Tuttavia l’etica professionale impone di scegliere secondo coscienza, non secondo convenienza.
Come dicevo prima, credo di aver sempre agito con le migliori intenzioni, per l’intera carriera. Certo qualche sbaglio l’avrò pure commesso, come quando eliminai quell’ensemble di ottoni che suonava ficcandosi gli strumenti in posti inconsueti e che poi vinse l’oscar per la colonna sonora di “Amore viscerale”. Ma anche gli sbagli li ho sempre fatti in buona fede.
Nella mia vita, anche al di là del lavoro, a guardare indietro, non ho tradito la mia etica che una sola volta.
Successe tutto ampiamente prima della grande glaciazione del 2024, prima che il Canada invadesse gli Stati Uniti, prima che Paolo Benvegnù si facesse l’operazione che lo portò a vincere Sanremo col nome di Kitty-girl e prima che Isabella divenisse principessa del rifondato impero austroungarico.
Allora ancora si viveva sulla superficie terrestre, ed era l’uomo a dominare sul tricheco….Soprattutto esisteva ancora una gastronomia ed esisteva la birra….mmmm…. cosa darei adesso per una vera birra al luppolo.
Correva l’anno 2011, se non sbaglio. La scena musicale di Benevento era salita alla ribalta da quando Luca Aquino si era piazzato al primo posto della classifica con “E movi ‘sto tacco 12”, cantata con Er Piotta.
A quel tempo pubblicavo ogni tanto racconti su Beneventanamanera, prima che Berlusconi ne acquistasse il dominio e la direzione fosse affidata a Paolo Liguori.
Allora, almeno sulla carta, la gestione del blog era democratica: ognuno pubblicava ciò che voleva. In realtà, però, tutto era manovrato dalla dittatura carismatica del maestro Zibuletti: un uomo dal grande fascino, colto, intelligente, che tramite la sapiente manomissione dei wow e degli embè decretava le sorti delle rubriche. Nessuno lo aveva mai visto in volto: si diceva che fosse bellissimo, che avesse mille donne, che venisse da molto lontano, che fosse un abilissimo fotografo. C’era addirittura chi sosteneva che avesse poteri paranormali, come quello di viaggiare nel tempo o di cacare profumato. Altri invece dicevano che anche lui era un fantoccio nelle mani di un ancor più fantomatico esistenzialista della valle telesina.
Ma torniamo a noi. Seppur osteggiato dai poteri forti, mi ero guadagnato la venerazione del grande pubblico con la rubrica “lo Cunto di De Cunto”, una sorta di versione un po’ acerba dei miei “Racconti di un fallocrate” che mi avrebbero portato al Nobel nel 2019, anno poi passato tristemente alla storia come l'anno dell'influenza del caciucco. Le case editrici si erano subito interessate a me, e ricevevo diverse proposte interessanti. Avrei sicuramente firmato un contratto con la Feltrinelli se il regime beneventanamanerista non mi avesse messo i bastoni tra le ruote. La casa editrice perse interesse nei miei confronti a causa di una serie di serrate critiche fattemi da Lorenzo (a quel tempo famoso perché suo padre ballava sui tavoli) che mi dava pretestuosamente del prolisso quando è del tutto evidente – e questo racconto ne è la riprova – che io non mi dilungo mai più di tanto.
Ora le trattative in corso erano con l’Einaudi, che aveva aperto un punto vendite a Benevento apposta per studiarmi da vicino. Per ottenere il successo desiderato dovevo sbarazzarmi di Lorenzo prima che mandasse in fumo anche questa occasione.
Quella settimana non chiusi occhio studiando il modo migliore per far fuori quell’insignificante amico di infanzia. Mi tormentava un terribile dilemma morale: era giusto rischiare di farmi scoprire infliggendomi sofferenze? No, non era giusto! Per questo elaborai un piano perfetto: feci in modo che io e Lorenzo fossimo invitati a cena da Isabella.
A quel tempo tutti temevano le famigerate “Ricette mortali”, che si sarebbero poi rivelate per la Pedicini, novella Lucrezia Borgia, la chiave d’accesso al trono imperiale asburgico.
- No, Isa, non posso venire… - biascicò Lorenzo impallidendo - ….ho…ho…vedi, Mary è rimasta chiusa dentro il Labus e io….-
- Salve a tutti - disse Mariaelena sopraggiungendo al Morgana in quel mentre - di che si parla? -
Venne ad aprirci Gianmichele, ci invitò ad accomodarci nel salottino e andò a prepararsi le tagliatelle al würstel , che Isabella ci avrebbe raggiunto subito che stava cucinando il “Palombaro al cumino in salsa di pedale del freno”.
Sentivamo provenire dalla cucina strani rumori, urla strozzate: - No…ti prego…ommioddio no!....io non ho fatto nulla….aah…ti prego….il mio unico interesse è la ricerca subacquea….no, ti prego….posa quella scarpa…posala!...no…aaah….aaargh!.. -
Di lì a 5 minuti giunse Isabella canticchiando:
“E che t’o’ voi tene’ sempre ar piede-e-e
Nun vedi che o’ sprechi?
Nun te ne accorgi, lady?
Ma che stamo dai preti?!
E movi ‘sto tacco dodici-i
e movi ‘sto tacco dodici-i”
- Ragazzi, un paio d’ore ed è pronto - ci disse.
Le ultime ore di vita Lorenzo le passò a sudare e a cercare un’inesistente via di fuga. Una volta a tavola disse di non aver appetito, di stare male con lo stomaco, che il fantasma di Spuntato lo perseguitava e gli imponeva di non mangiare; ma la sua volontà fu piegata dallo sguardo iniettato di sangue di Isabella che lasciava intendere che o mangiava o faceva la fine del subbaccuo.
Io sopravvissi passando di nascosto, sotto al tavolo, i bocconi al cagnolino Syd, che ora è sepolto accanto allo Schönbrunn; ma per il mio delatore fu la fine.
Devo ammettere che ebbi un bel po’ di fortuna, perché la morte di Lorenzo passò pressoché inosservata a causa di uno scandalo che si consumava in quei giorni. Anche la polizia approfondì ben poco le indagini, essendo gli agenti tutti presi a pestare quelli con la maglia rossa o a scaricare un determinato video…il video dello scandalo, per l’appunto.
Il filmato, siglato HF, pubblicato su Beneventanamanera sotto la rubrica “I film che mi sono fatto”, esibiva urbi et orbi i vizietti di vari noti blogger beneventani…e con immagini fin troppo esplicite.
I commenti si susseguivano a fime:
“E’ uno scandalo che vengano mostrate certe immagini!”
“Ma che è? Youporn?!”
“Ehi, ma questo sito lo vede anche mio cugino piccolo!”
“Ehi, ma quello è mio cugino piccolo!”
“Che schifo”
“Ma Penelope non doveva allontanarli i Proci?!”
“E io che pensavo che Uàn di così lungo avesse solo le orecchie!”
“Ah, beata a Grazia!”
“Annalisa l’ha recensito pure con 5 stelle!...pervertita”
“Ma allora Alexia Cock non era un nomignolo di pura fantasia!”
Così, dopo Lorenzo, a morire di morte violenta fu Herman, meglio noto come HF, e questa volta io non c'entravo. Una delle maggiori indiziate, Lala, era scagionata dal fatto che, per scrivere il suo articolo sui viaggi, era da una settimana a Pastene. Qualche giorno dopo il delitto la polizia tedesca arrestò Alessia, che si trovava a Berlino. Le prove contro di lei erano schiaccianti, ma gli sbirri crucchi, appassionati di cortometraggi italiani, furono molto bonari con lei. Le dicevano: - Se dici che ti dispiace ti lasciamo andare -. Solo che lo dicevano in tedesco e lei non capiva una mazza, per cui rispondeva: - Brutti stronzi figli di puttana, bastardi....ecc ecc -. La Polizei dovette farla tacere pe sempre.
Le morti erano così salite a tre (se non si conta Syd). Ed arrivarono a sei quando Chiara, Diana e Ylenia furono trovate fatte a fette. Il volantino di rivendicazione recapitato alla redazione di B-magazine, recante la firma di un'organizzazione dell'ultra destra, le “dame di carità”, tra le alre cose recitava: “Così hanno finito di abbracciare tutti.....'ste troie!”.
Quanto a Piergiorgio la sua fine fu delle più atroci. Sconvolto dal dolore per le rivelazioni di “I film che mi sono fatto”, si buttò a capofitto in una scabrosa inchiesta fotografica. Roba da vero giornalismo, quello che è scomodo ai potenti ed è capace di rovesciare i governi, giornalismo con la G maiuscola, quello che ti rende degno erede di grandi maestri come Pasolini, Montanelli o Biagi. Prese a fotografare annaffiatoi azzurri.
La potentissima lobbie dei produttori di annaffiatoi azzurri non la prese bene e reagì con veemenza: pensò “questo è un duro, un tipo troppo tosto da battere, facciamocelo amico”. Cosi Piergiorgio fu assunto come giardiniere e ancora oggi esercita quella professione, in superficie, curando muschi e licheni.
I superstiti di Beneventanamanera se li portò Isabella a Vienna, qualche anno più tardi, come giullari di corte, nani da giardino o pietanze. Il blog fu svenduto ad un prezzo irrisorio a Berlusconi, ma questo già l'ho detto.
Ecco, se guardo al mio passato in questo giorno di bilanci, ho quest'unico rimorso: aver innescato quella spirale di violenza che nel giro di pochissimo tempo ha portato i membri di una così gloriosa testata alla morte o alla rovina. Rovina alla quale, eccezion fatta per Sua Graziosissima Altezza Reale, siamo sfuggiti solo io e Grazia, la ragazza con la quale mi accompagnavo in quegli anni per tener nascosta la mia relazione segreta con Cristina D'Avena. Io, come sapete, mi salvai diventando giudice di X-factor; Grazia, spacciandosi per una scimmia, riuscì a scappare in Belgio col circo.
Ma questa è un'altra storia.
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7 commenti:

Lorenzo ha detto...

AHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!! Regalatemi un cazzo di cornetto rosso! Sapevo di innescare la tua pericolosa sete di sangue! :D

Lala ha detto...

Aahahah! La tua cattiveria mi tirò su il morale in questo triste giorno di febbre! Ma sia chiaro niente proci! Piuttosto si potrei fare i viaggi di penelope nel sannio :)

piergiorgio ha detto...

Zibuletti ti ucciderà nel passato!!!

andrej ha detto...

Ma che dietro la privatizzazione dell'acqua non ci fosse la potentissima lobby dei produttori di innaffiatoi azzurri!? : S

Bell'u cunt' : )
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.
a

isabella ha detto...

Ahahahahahahaahah! Ho pianto dalle risate e su "Lorenzo inutile amico d'infanzia" sono svenuta! La regina e er piotta del sannio ringraziano, ma Syd si gratta abbondantemente le palle (finezza asburgica)!

anna lisa ha detto...

non ridevo così tanto dall'ultima volta che ho letto le dichiarazioni dei redditi dei parlamentari italiani... mi candido a tua editor!!

mari ha detto...

fantastico Edo! sei un perfido cinico genietto della narrativa contemporanea :)